Poi però me ne sono accorto che mancava. Sono tornato indietro e l’ho trovato, in mezzo alla strada. Sarebbe stata una novità, un guanto da sci, lungo un fiume dei Paesi Bassi.

Ce n’è stato uno, di guanti, che è rimasto allo stesso punto sul ciglio della strada per una settimana. Gli altri faccio in tempo a vederli una volta, poi qualcuno li raccoglie. Ma chi? È bello pensare a uno che ne ha bisogno, ma non può essere. In questa parte della città non ci sono senzatetto.
Secondo me è il vecchietto gobbo, quello che sorpasso ogni mattina, lui col suo rampichino blumetallo col manubrio troppo basso, che lo costringe a procedere in una posizione da record dell’ora, con le chiappe puntate verso l’alto. Come quel quadro di David Hockney, le linee rette e moderne del rampichino che si oppongono al profilo rugoso del vecchietto, dando una sensazione di movimento. Praticamente solo un’idea, perché procede con la lentezza di uno che non ha posta elettronica da controllare. Spesso lo trovo fermo, scende dal rampichino, mette la mano destra a visiera e guarda la campagna di Amstelveen, due chilometri di pascoli selvaggi, che terminano dritti davanti ad un grattacielo di uffici. E lui i grattacieli non li vede, col suo occhio fermo a qualche decennio fa. Lui, nel freddo di fine inverno, con la sua bella, scaldati da una bottiglia di jenever e una coperta patchwork tessuta da lei, con centinaia di guanti intrecciati.
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