venerdì 10 giugno 2016

La Danimarca

Quant'è che non scrivo più in questa sede? Tipo un anno? È che sto smettendo di avere opinioni. Dopo aver deciso di non giudicare più la gente ho mantenuto fede al proposito e mi sono reso conto che, scavando a fondo, ognuno ha le sue ragioni. Quindi qualsiasi idea sui grandi temi della vita ne esce slavata da una doccia di "ma", "pensandoci bene", "sì però" e "prova a metterti nei suoi panni".

Poi però ci sono casi dove fatico ad avere sacrosanti dubbi. Uno è un articolo che va per la maggiore su Repubblica e Facebook: "Il sesso salverà la Danimarca: boom di nascite dopo uno spot".


Cito, per poi sorvolarlo, il primo commento che mi verrebbe da fare: "L'aumento della nascite è probabilmente la cosa più dannosa che si possa fare all'ambiente" (il che non significa che io un giorno non voglia concedermi l'egoismo di procreare, né che non mi faccia piacere quando un numero sempre maggiore dei miei amici lo fanno).


Più che le considerazioni ecologiche, sono considerazioni sociali. Perché è un periodo di conquiste da questo punto di vista. Finalmente gli omosessuali si possono sposare, si parla di divorzi brevi, adozioni semplificate. Quando politica e chiesa parlano di famiglia fanno sempre più ridere. Potrebbe essere l'unico ambito sociale in cui si progredisce.


E poi c'è questa storia della Danimarca, che improvvisamente mi rende impossibile non giudicare. Perché mi fa pensare ad un'amica danese che è rimasta incinta più o meno quando il governo del suo paese ha incoraggiato i suoi cittadini a moltiplicarsi. Ora, io questa ragazza non la sento da un pezzo, ma dalle informazioni che lei stessa ha dato, risulta che abbia deciso di farlo da sola. Non all'insaputa del suo partner, ma proprio senza partner.


Ecco, a me dei sacri valori della famiglia non me ne frega una mazza. Ma questa cosa di fabbricare un bimbo per usma personale, mi dà una sensazione di gelo, mi mette a disagio. Io ci provo, a mettermi nei suoi panni, ma stavolta proprio non ce la faccio.
Ma soprattutto, mi viene da pensare: "Quanto sarebbe triste se lo avesse fatto per patriottismo?"

Improvvisamente mi viene in mente lei che all'estero beveva Carlsberg "per sostenere l'economia del mio paese", e tutte le bandierine nazionali che ho visto nei giardini del suo paese, e a quella storia di confiscare gli ori di chi chiede asilo sul suolo danese. Poi penso a quello che diceva Mussolini sulla procreazione, al valore delle bandiere nazionali da noi nei periodi extracalcistici, e per evitare di giudicare l'amica danese concentro tutta la mia attenzione su altro: ad esempio sul fatto che il patriottismo nordeuropeo sembra la versione democratica del fascismo. 

Ecco, appunto, facciamo come facciamo di solito in Italia: parliamo di fascisti e comunisti, che è il modo migliore per evitare temi più spinosi.