martedì 27 novembre 2012

Paradisi


Dal battello fra Tongataupu ed ‘Eua assorbo le palme, le spiagge gialle e l’acqua a strisce blu e turchesi. Osservo avido di colori, mi rilasso in un sorriso che coinvolge tutto il corpo. È quello che chiamiamo un paradiso tropicale, ma io non riesco a sentirmi in Paradiso. Quello che vedo è reale e la realtà rovina la festa. Al Paradiso ci puoi pensare, ma non lo puoi raggiungere. Devi usare l’immaginazione, che colora gli spazi vuoti di colori troppo belli per esistere. 

Poi, fra qualche settimana so che mi torneranno in mente, queste isole, e finalmente sentirò di essere stato in Paradiso. Non solo l’immaginazione – anche la memoria ritocca le crude immagini della vista.

E la fotografia facciamo che non la pubblico. Lasciamo che la fantasia di chi legge renda questi posti ancora più incantevoli.

venerdì 23 novembre 2012

Tapu


Da noi si dice tabù, nel Pacifico si dice tapu, e alla fine vincono loro, che il concetto lo hanno inventato. Qui a Tonga, tonga vuol dire sud e io sono nell’isola di Tongatapu, che è il sacro sud, non il sud proibito. In effetti tapu è proibito, ma anche sacro. 

Tapu ifi tapaka significa che è vietato fumare, ma a Nuku’alofa c’è una chiesta cattolica dedicata a Malia Tapu-Imakulata, che è la Santa Maria Immacolata, mica la Maria proibita (“Come non l’avete mai vista prima” - titolerebbe Eva Tremila). 

Ciò che è sacro è anche un po’ proibito. E forse è una buona idea, un pizzico di pepe su questa religione stanca. A giudicare dal numero di chiese, si direbbe che a Tonga l’idea funzioni.

domenica 4 novembre 2012

Bestiario antipodiano


Sta Nuova Zelanda, così ruvida, così remota, a dire il vero mi pare un po’ la Scozia. Saranno le pecore che le rifanno il manto erboso, saranno lepri, cervi, quaglie, ermellini, importati per la gioia dei cacciatori. O i pini del Galles, piantati a distese ordinate durante le feste degli alberi delle scuole medie antipodiane. E i passeri, i fringuelli e i cardellini, te li immagini, imballati per mesi nelle stive dei velieri, portati in capo al mondo solo perché i coloni non sentissero la nostalgia di casa?

E di nostalgia i coloni devono averne avuta parecchia, per decidere di importare anche i piccioni.

Tra l’altro, fino a settecento anni fa qui non c’erano mammiferi. In compenso c’era il tuatara, un dinosauro con tre occhi e una cresta piumata. Non ci credi? Ebbene per provarlo ti dirò che esiste ancora, ma ti sconsiglio di cercare la foto su Google, perché rimarresti deluso: il terzo occhio è incassato sopra il cervello, coperto da uno strato di pelle, e la cresta sembra quella di un’iguana qualsiasi, giusto bianca sulle punte.

Senza i mammiferi a rompere le uova nel paniere, gli uccelli se la spassavano alla grande, spesso 
dimenticando come si fa a volare.

Il mio uccello preferito è il kakapo, decisamente il più imbranato fra gli animali messi in terra dal Signoriddio, o da Darwin, per chi non si sentisse particolarmente creazionista. Il kakapo è un grosso pappagallo in tenuta mimetica, in grado di vivere per decine di anni. Cosa inspiegabile, considerando che la sopravvivenza non sembra stargli particolarmente a cuore. Il kakapo non sa volare, e la cosa non lo turba. Qualora attaccato, semplicemente non reagisce.

E oltre alla propria, al kakapo non sta a cuore nemmeno la sopravvivenza della sua specie. Quando maschietti e femminucce si avvicinano, beh, la reazione è la stessa che in caso di aggressione. Nessuna. Pare che i maschi accettino di accoppiarsi solo con le teste di chi si prende cura di loro nei pochi centri in cui si cerca di convincerli a sopravvivere. Gli operatori ecologici sono arrivati al punto di creare degli “ejaculatory helmet” da indossare per catturare preziose gocce di fluido vitale. Ma il pappagallo terricolo, in un raro momento di lucidità, deve aver intuito le loro sordide intenzioni, visto che sembra disdegnare completamente ciò che copre il suo vero oggetto del desiderio.

E di uccelli strani ce ne sono a migliaia, con una caterva di nomi simpaticissimi, come il pukeko, il kaka, il kea e il takahe. Alla mancanza di ali atte a volare, gli uccelli della Nuova Zelanda sopperiscono con una sovrabbondanza di K.

mercoledì 31 ottobre 2012

mercoledì 17 ottobre 2012

Atti di Dio


Christchurch è stata fondata dalla Chiesa d’Inghilterra, che voleva portare i principi della religione anglicana ai marinai espatriati e ai maori.
Così è sembrato un miracolo che il terremoto che il 4 settembre 2010 ha colpito in pieno il centro della città si sia lasciato dietro diversi calcinacci, ma nessuna vittima.
Un miracolo che è durato meno di sei mesi, finché il 22 febbraio 2011 un altro terremoto ancora più forte è tornato a colpire la stessa zona, accanendosi soprattutto sull’antica cattedrale e sugli altri edifici religiosi, e calciando nel paradiso degli sfortunati 185 anime innocenti, o presunte tali.
Ora il centro è zona vietata. Ci si gira attorno sbirciando fra le transenne, si osservano le ruspe che demoliscono l’antico teatro e se ne esce con amarezza. È lo stesso sentimento che ho provato visitando Buchenwald e Dachau, o quello che resta del Lago Aral. Viene naturale riflettere sulla stupidità del genere umano, solo che in questo caso il genere umano non ha nessuna colpa. E la cosa frustrante è avere la sensazione di aver imparato una lezione in un posto in cui lezioni da imparare non ce ne sono. A meno che non si vogliano tirare in campo gli dei.

sabato 22 settembre 2012

Hippy


Da Brisbane in giù la costa si fa decisamente affollata. Ci abita la metà degli australiani, ma basta allontanarsi dall’oceano per 10 chilometri e tutto cambia. Da Byron Bay calchiamo sabbia, sassi e asfalto malfermo fra boschi di eucalipti e felci e prati di erba secca, spezzati da alberi infuocati di fiori rossi.

Poi dagli eucalipti spuntano i colori di Nimbin, la colonia hippy d’Australia. Negozi di vestiti arcobaleno, bar coperti di murales, il “centro ambientale”, che si propone di risolvere i problemi del mondo a colpi di adesivi che dicono NO a questo e quello. E non può mancare la Hemp Embassy, l’ambasciata della canapa, perché si sa, se la gente si facesse le canne invece che la guerra, non sarebbe forse un mondo migliore?

A Nimbin abitano anziani con pochi capelli grigi, ma in compenso lunghi fino alle spalle. Le loro magliette tie & dye stanno perdendo il colore che era rimasto dopo quel bagno nella varechina nell’Estate dell’Ammore. È gente che non ha perso l’ardore di 40 anni fa, gente che non è scesa a compromessi, che non è cambiata dai tempi gloriosi. Né in meglio, né in peggio. Manco la decenza di imborghesirsi.

Ecco, tutte ste cose hippy, con gli anni cominciano ad intristirmi.
Per dire, mi intristiscono le canne. A 16 anni ci si passa tutti. Poi ho smesso. Ho smesso appena ho realizzato che passando le serate a rollare con i soliti sarei rimasto vergine per sempre. E qui c’è gente che parla di maria con l’entusiasmo di bambini che dicono Cacca e gira con la maglietta della Cocacola, ma con scritto Cannabis invece di Cocacola. Che poi forse vergini non lo sono, e sono io ad aver perso un passaggio, ma in fondo no, chi lo vuole uno calvo con la coda di cavallo?

E poi mi fa tristezza l’odore dei loro tascabili impolverati, perché sono sempre gli stessi. Da qualche parte nel libro non scritto dell’Ammore c’è una legge che dice che se vuoi fare l’hippy devi leggere di canapa, yoga e Vietnam. Che poi in Indocina ormai vige la pax turistica, e scommetto che la Siria e il Sudan non sai nemmeno dove sono.

E soprattutto, se leggi Sulla Strada ti rendi conto che con gli assegni della nonna son buoni tutti a fare i beat.



Appunto, l’hippy alla tua età lo puoi fare solo con anticipi sull’eredità o con i soldi del sistema sociale. O credi davvero di tirare avanti vivendo della tua arte? Guarda che chi ha abbastanza gusto per poterlo fare, alla tua età si fa di sostanze molto più glamour.