mercoledì 31 ottobre 2012
mercoledì 17 ottobre 2012
Atti di Dio
Christchurch è
stata fondata dalla Chiesa d’Inghilterra, che voleva portare i principi della
religione anglicana ai marinai espatriati e ai maori.
Così è sembrato
un miracolo che il terremoto che il 4 settembre 2010 ha colpito in pieno il
centro della città si sia lasciato dietro diversi calcinacci, ma nessuna
vittima.
Un miracolo che è
durato meno di sei mesi, finché il 22 febbraio 2011 un altro terremoto ancora
più forte è tornato a colpire la stessa zona, accanendosi soprattutto
sull’antica cattedrale e sugli altri edifici religiosi, e calciando nel
paradiso degli sfortunati 185 anime innocenti, o presunte tali.
Ora il centro è
zona vietata. Ci si gira attorno sbirciando fra le transenne, si osservano le
ruspe che demoliscono l’antico teatro e se ne esce con amarezza. È lo stesso
sentimento che ho provato visitando Buchenwald e Dachau, o quello che resta del
Lago Aral. Viene naturale riflettere sulla stupidità del genere umano, solo che
in questo caso il genere umano non ha nessuna colpa. E la cosa frustrante è
avere la sensazione di aver imparato una lezione in un posto in cui lezioni da
imparare non ce ne sono. A meno che non si vogliano tirare in campo gli dei.
sabato 22 settembre 2012
Hippy
Poi dagli
eucalipti spuntano i colori di Nimbin, la colonia hippy d’Australia. Negozi di
vestiti arcobaleno, bar coperti di murales, il “centro ambientale”, che si
propone di risolvere i problemi del mondo a colpi di adesivi che dicono NO a
questo e quello. E non può mancare la Hemp Embassy, l’ambasciata della canapa,
perché si sa, se la gente si facesse le canne invece che la guerra, non sarebbe
forse un mondo migliore?
Ecco, tutte ste
cose hippy, con gli anni cominciano ad intristirmi.
Per dire, mi
intristiscono le canne. A 16 anni ci si passa tutti. Poi ho smesso. Ho smesso
appena ho realizzato che passando le serate a rollare con i soliti sarei
rimasto vergine per sempre. E qui c’è gente che parla di maria con l’entusiasmo
di bambini che dicono Cacca e gira con la maglietta della Cocacola, ma con
scritto Cannabis invece di Cocacola. Che poi forse vergini non lo sono, e sono
io ad aver perso un passaggio, ma in fondo no, chi lo vuole uno calvo con la
coda di cavallo?
E poi mi fa
tristezza l’odore dei loro tascabili impolverati, perché sono sempre gli
stessi. Da qualche parte nel libro non scritto dell’Ammore c’è una legge che
dice che se vuoi fare l’hippy devi leggere di canapa, yoga e Vietnam. Che poi
in Indocina ormai vige la pax turistica, e scommetto che la Siria e il Sudan
non sai nemmeno dove sono.
E soprattutto, se
leggi Sulla Strada ti rendi conto che con gli assegni della nonna son buoni
tutti a fare i beat.
Appunto, l’hippy alla
tua età lo puoi fare solo con anticipi sull’eredità o con i soldi del sistema
sociale. O credi davvero di tirare avanti vivendo della tua arte? Guarda che chi
ha abbastanza gusto per poterlo fare, alla tua età si fa di sostanze molto più
glamour.
Ubicazione:
Nimbin Nuovo Galles del Sud 2480, Australia
lunedì 10 settembre 2012
Per musei
Se tu entrassi in
un museo di arte contemporanea, ad esempio la Galleria di Arte Moderna di
Brisbane, giusto per dirne una. Magari sei uno che a musei ci va spesso, che si
mette in ghingheri per non stonare con le opere in mostra.
Metti che arrivi
in una sala dove si parla di riti e religione. Ci sono scudi aborigeni e
maschere della Nuova Guinea, tempietti indù con le rotelle e moai dell’Isola di
Pasqua con orecchie da coniglio. Tradizioni intatte o dissacrate, tutte opere
di artisti etnici, che vengono da posti etnici, compreso lo svizzero delle
orecchie da coniglio – forse. E in mezzo alla sala c’è un tavolo di legno
dell’Ikea con quattro baldi giovani che mangiano roba tailandese. Come
reagiresti?
Butteresti là un
occhio, ma con nonchalance, che spesso non stupirsi davanti all’arte moderna è
il passo più vicino al capirla. Poi faresti un giro largo, concentrandoti sulle
opere più lontane dal banchetto fuori luogo. Te lo dico perché sono uno che
osserva. E a quel tavolo ci sedevo an ch’io.
È successo che
una curatrice sorridente (in Australia anche le curatrici delle mostre sorridono,
se non altro perché qui tirarsela vuol dire essere esclusi dalla società) ha
avvicinato Lilù mentre studiava il tavolo di legno vuoto e le ha chiesto se le
andava di mangiare thai a sbafo. Pare che l’evento si ripeta ogni venerdì alle
12.30 per quattro fortunati pescati in galleria.
È un’installazione/evento di un artista tailandese, “gentilmente donata
dall’autore”. Il messaggio è qualcosa a proposito di ospitalità e altri
dettagli non ne conosco, che dovevo assicurarmi che gli altri non mi fregassero
il curry da sotto il naso. Alla fine non ho neanche fatto in tempo a chiedere se
è l’artista che paga il take away.
domenica 19 agosto 2012
La patente australiana
Alla fine non ci
si scappa. Finisce che anche gli atei credono in qualcosa. Come diceva il
saggio di Duluth, che sia il Signoriddio o il Signore delle Tenebre, bisogna
pur servire qualcuno. Scegli tu: l’oroscopo, il Dalai Lama, il presidente del
Milan, gli UFO, la dittatura del proletariato, le profezie dei maya o il
metallo pesante.
In quel paese d’oltralpe
in cui è vietato portare la croce al collo, ma non la collanina con la foglia
di Maria, in cui il velo islamico è proibito, ma la maglietta del PSG non lo è,
la religione è terribilmente passé. Per questo Lilù crede nel Destino. Ma il Destino
non sembra credere in lei.
Prendi la storia
della patente. Il Destino ha deciso che no. A 18 anni la bocciano all’esame
pratico perché usa troppo la frizione, roba che l’istruttore seduto dietro di
lei le dice che lui il papello rosa glielo avrebbe dato di corsa. Da qui
seguono sfighe e congiure, almeno fino a Darwin, Australia. Con mezzo mondo di
distanza dal Destino porco e crudele, veniamo a scoprire che fare la patente in
Australia è facile e costa meno di 100 euro.
Così una mattina
Lilù si iscrive presso la motorizzazione civile del Territorio del Nord. Le
danno un manuale da studiare e la mattina dopo si presenta a sostenere l’esame
teorico. Lo passa al primo colpo, e comunque anche se non ce l’avesse fatta,
avrebbe potuto provarci di nuovo il giorno dopo. La invitano in uno stanzino
con una macchina fotografica digitale, ciiiiiiiiiis, clic e dieci minuti dopo
le consegnano una tessera bianca e ocra, la patente provvisoria del Territorio
del Nord.
Le basta guidare
per sei mesi con a fianco qualcuno che abbia avuto la patente per almeno 10
anni (io) per acquisire il diritto di presentarsi in qualsiasi motorizzazione o
posto di polizia del Territorio del Nord per l’esame pratico.
Seguono lezioni
di guida artigianali che durano migliaia di chilometri perché non c’è verso di trovare una
curva o un incrocio, mentre nel frattempo il Destino si organizza, fa carte e
valige e ci raggiunge. Ora le cose diventano più complicate.
Per prima cosa scopriamo
che prima di poter fare l’esame ad Alice Springs deve risiedere là e cambiare
l’indirizzo sulla patente. Ma questo non è un problema, alla motorizzazione non
chiedono neanche un attestato di residenza e la patente la cambiano gratis e in
10 minuti. Più complicata è la permanenza nel centro dell’Australia. Ci serve
come minimo un lavoro. Lilù lo trova subito, ma io non ce la faccio, anche se
passo due settimane a bussare alle porte di qualsiasi negozio, ufficio e
officina fra il centro, l’aeroporto e il deserto. Così decidiamo di partire,
lasciar perdere la patente, che tanto Lilù non si sente neanche pronta, con
l’alito alcolico del Destino sulle spalle.
Partiamo verso
nord e a Ti Tree ci fermiamo ad una fattoria dove per caso scopriamo che serve
manodopera per potare viti. Cominciamo il giorno dopo, appena in tempo per
terminare il lavoro su quel campo. Ma il capo ha ancora bisogno di noi, a patto
che siamo disposti a spostarci 200 chilometri più a sud, vicino ad Alice
Springs. La parola Patente torna nel nostro vocabolario e Lilù, prima spenta e
giù di morale, torna a sperarci.
Però si dice che
prima di provare l’esame convenga almeno avere una lezione di guida. Così ne
prenotiamo una, nel nostro unico giorno libero, tre giorni prima dell’esame. Si
scopre che Lilù non sa parcheggiare e che comunque, con il freno a mano
guasto,fare la patente a bordo del furgone non è permesso. Mr. Autoscuola ci
propone di affittare la sua macchina, ma Lilù non l’ha mai provata e sa guidare
solo furgoni con motori degni di un trattore d’epoca. Ci consiglia anche di
prenotare un’altra lezione, la sera prima dell’esame.
Solo che proprio
quella mattina il furgone non si avvia e Alice Springs, a 40 chilometri dalla
fattoria, è impossibile da raggiungere. Passiamo tutta la mattina sperando di
scoprire cosa non va e come aggiustarlo. Nel primo pomeriggio scopriamo che il
grande capo, quello che lavora in ufficio perché nei campi ci vanno gli altri,
ha fatto il meccanico per i camion della Parigi - Dakar. Arriva e dopo dieci minuti,
due sigarette e svariate energiche grattate del pacco, comunica il referto
finale: la pompa della benzina è rotta. La smonta e ci fa ascoltare un rumore
simile a quello dei sonagli di gomma per i bambini, che suona come una presa
per il culo. E vedendo la nostra disperazione si offre di prestarci il suo
pickup per andare ad Alice, comprare una nuova pompa e fare la lezione di guida.
Al nostro ritorno, di sera tardi, proverà a montare la pompa per farci almeno
fare l’esame il giorno dopo.
Arriviamo in centro
giusto in tempo per la lezione, ma Lilù non riesce a prendere confidenza con il
cambio vellutato della Honda della scuola guida. L’ultima speranza è che il
capo riesca ad aggiustare la pompa in modo da poterci presentare la mattina
dopo alle 7 per un’altra ora di guida, appena prima dell’esame. E per fortuna,
lottando contro il freddo e l’oscurità, la bestia viene rimessa in condizione
di ruggire.
Quando arriviamo
la mattina per la lezione di guida, il Destino comincia a dare segni di affaticamento.
In poche parole non sa più cosa inventarsi. È vero che l’ultima lezione va così
e così, ma dopo tutte queste peripezie Lilù ha perso ogni ansia o timore: a
questo punto già il fatto di trovarsi alle 9 in punto davanti alla
motorizzazione con in pugno le chiavi della Honda è una grande vittoria.
Mi siedo sul
muretto della motorizzazione e quaranta minuti dopo vedo la Honda rossa che
mette la freccia, parcheggia giusto al limite della striscia bianca e Lilù che
scende trionfante. La guerra è vinta e il Destino, al Signoriddionnipotente,
gli fa una benemerita pippa.
venerdì 3 agosto 2012
Palloni
Gli australiani li
riconosci anche da come trattano un pallone da calcio. Abituati alle sottili
sfumature di ovalità dei palloni da calcio australiano, rugby normale e rugby
league, calciano col piede rigido, a novanta gradi col polpaccio, campanili
altissimi che denotano spirito di adattamento in ambienti in cui rotolare è
impossibile.
In Australia anche
i palloni si adattano al territorio: terreni ostili, superfici che sono lisce
solo quando le leviga il vento. E anche la gente si vanta spesso di essere
“rugged”, brulla, come il paese in cui vive. Le cose facili qui non piacciono a
nessuno.
sabato 28 luglio 2012
Un figiano
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