Potrebbe, perché ad onor del vero gli italiani sono due, così come i francesi, e c’è anche uno spagnolo. Altro particolare, tranne i due italiani, le altre sono ragazze, ma nelle barzellette si sa, c’è Pierino e mai Pierina.
Insomma, ci sono, anzi, c’è un italiano, una tedesca, una francese e un paio di altri, tutti colleghi, seduti sul terrazzo in pausa pranzo. L’italiano sono io, che all’università sono sempre stato Il Crucco, in quanto “alto, biondo e con gli occhiali azzurri” e perché una larga percentuale degli italiani crede che a casa mia si parli tedesco. Alla francese invece lo stereotipo le sta che è un biggiù, lo stereotipo del francese moderno. Incazzosa, brontolona, ma anche socievole e simpatica, di madre autoctona e padre tunisino, cresciuta prima da unica nera in un paesino agreste del profondo Bordolese e poi nella periferia di Tolosa, in circostanze non propriamente semplici, o perlomeno così suole narrare nelle sue storie di vita vissuta.
È una ribelle, contro tutto e contro niente, basta essere contro. Parla di episodi di disonestà con la passione con la quale io parlo di calcio. E il suo pensiero è da tutti i punti di vista lo stereotipo di quello che i telegiornali chiamano "disobbediente” o “nogglobbal”. Lo è a tal punto, che prima di cominciare a parlare di un argomento, sai già cosa ne pensa. Divieto di fumare nei luoghi pubblici: contraria, fumare è una libertà. Politica: talmente a sinistra da non sentirsi rappresentata da nessun partito di sinistra. Musica preferita: troppo ovvio per essere riportato. Posto più figo d'Europa: Barcellona, sogno nel cassetto: lasciare il lavoro e viaggiare per il Sudamerica in un furgoncino Volkswagen. Per dire, è una di quelle persone che pensano che chi cena prima delle 9 sia uno sfigato, chiedine il motivo e rimarranno interdetti, perché i dogmi non si mettono in discussione.
Sul terrazzo, in pausa pranzo, la tedesca introduce una discussione su chi non paga i biglietti del tram. Alché la francese fa “io non lo pago mai il biglietto”, con il candore e la sicurezza di chi si sente forte nel giusto. L’italiano, che ormai tutti conoscerete come uomo di saldi principi, nonché noto filosofo da €0,99, rimembrando discussioni precedenti, ribatte che il biglietto del tram può anche non pagarlo, ma dopo non venga da me a lamentarsi dei servizi pubblici.
Il bianco risalta particolarmente su sfondi scuri: quando i suoi occhi si iniettano di sangue, li vedi quasi sparire. Risponde che no, non è giusto, paghiamo già così tante tasse che tram, bus e mille altre cose dovrebbero già essere gratis per tutti. Tutti in coro rispondiamo che i mezzi pubblici non sono proprio un bene di prima necessità come il sistema sociale e previdenziale e che se fossero gratis ci troveremmo a pagare ancora più tasse, ma lei si impunta. Il dogma è dogma. Vuoi essere di turbosinistra? Allora la pensi così o taci. Oppure ti fondi anche tu come gli altri il tuo partito personale per raggiungere lo zerovirgola alle elezioni.
A questo punto nelle barzellette c’è il colpo di scena, una battuta che risolve la situazione a favore dell’italiano, un finale imprevisto. Questo italiano invece si arena, forse in quanto crucco decide di lasciar perdere per il quieto vivere e si imbarca in un mare di riflessioni personali. Riflessioni sul dare le cose per scontato. Su come chi sia contrario alla società, checché la cosa significhi, pretenda il massimo dal sistema sociale, su come probabilmente non siamo programmati per accontentarci, sui mali dell’autoindulgenza.
(Il recente aumento di frequenza delle battute sulla turbosinistra è da intendersi come casuale e non va interpretato secondo un'esegesi volta a rivelare l'imborghesimento dell'autore)