martedì 23 giugno 2015

Maledetto cazziatone

In questi giorni su Facebook ha imperversato "il cazziatone del medico a Slvn".





 

Secondo voi, che impressione ne ricava il Lettore?

1) Che
Slvn è malvagio perché sfrutta la donazione del sangue per farsi pubblicità e­ -­­ orrore - tiene la pallina dal lato sbagliato

oppure

2) Che
Slvn è un cittadino responsabile e pure magnanimo, perché non disdegna di aiutare neanche gli esseri inferiori


Sì, lo so che voi siete decisamente per l'ipotesi 1 e ne siete usciti ancora più inorriditi da questo personaggio da commedia dell'arte. Ma non credete che la maggior parte dei lettori propenda per la seconda?

Io stesso per un attimo ho pensato ah, ma allora non è poi così razzista, prima di rendermi conto dell'astuta mossa pubblicitaria. Perché non escluderei che siano stati i suoi esperti di comunicazione a mettere in giro il suddetto, fastidiosissimo cazziatone
.

Nel prossimo paragrafo vi spiegherò perché, ma intanto ci tenevo a scrivere che il cazziatone è un vivido esempio di una delle lezioni più importanti lasciate dal berlusconismo ormai in crisi: nel bene o nel male, se si parla di te ne trarrai vantaggio. Ovvero: chi già ti disprezzava ti odierà ancora di più, ma è anche probabile che qualcuno cominci ad apprezzarti.

Questo principio non si basa sulla stupidità della gente semplice. Io stesso (che non posso escludere di essere stupido, ma di sicuro non sono semplice), troverei il suddetto medico pedante e antipatico se fossi convinto che l'idea di andare a donare il sangue e scrivere che va bene anche se va ai negri non sia studiata a tavolino per accaparrarsi anche i voti degli indecisi con tendenze più sinistrorse. Parlo di gente che sostiene la donazione del sangue e non vede di buon occhio il razzismo. Gente che ha un pregiudizio di base nei confronti di
Slvn, ma che con questo post potrebbe cambiare idea. Gente che probabilmente ha diversi contatti Facebook che detestano Slvn e che hanno scelto di condividere il fastidiosissimo cazziatone che rischia di fargli un gran favore. 

Dopotutto, con tutto il male che voglio a Slvn, già la parola cazziatone ti fa venir voglia di dargli uno schiaffo. Non tanto a lui, ma a sto medico pedante.

martedì 19 maggio 2015

Lo sceriffo


Su Euronews intervistano lo sceriffo della polizia di Waco, in Texas, dove 9 motociclettari sono appena morti in una sparatoria e altri 18 sono rimasti bucherellati.

Con grande teatralità, il suddetto descrive la scena che ha trovato al suo arrivo, con abbondanti dettagli di carattere ematico. Per concludere dichiara: 


È una delle scene più orribili alle quali abbia mai assistito.

Ecco, se la dichiarazione non vi dice nulla di strano, tornate indietro, rileggetevela e concentratevi sulla seconda e sulla terza parola.

lunedì 11 maggio 2015

Cruisin' with Elvis



Non so se in Italia si usi molto sta cosa di BlaBlaCar. Qui sì. Un treno costa come un aereo, mentre un passaggio in macchina lo paghi un quarto del prezzo. È comodo anche per chi guida, come me. 

L’unico fastidio è di carattere organizzativo, come quando esci a caselli sperduti per cercare il passeggero e mentre cerchi il piazzale della stazione dove dovete trovarvi – che è sbarrato causa lavori in corso – lui ha cominciato a telefonarti, perché sei in ritardo di 2 minuti ed è terrorizzato che la tua non sia che una fregatura. Solo che tu sei in macchina e non è che gli puoi rispondere. Comunque alla fine tutto bene, tanto sollievo su ambo i fronti, si fa il pieno e si parte. 

Così la volta dopo, per evitare che la situazione si ripeta, al prossimo gli dici che si arrangi a raggiungerti. E Johann, voce svaccata, visibilmente in balia dei fumi del fumo, al telefono ti risponde di star tranzollo che ci pensa lui. E tu il giorno dopo te lo trovi al casello sudato e con le gote rosse, che gli fanno la pelle più scura dei capelli biondo crauto, lui reduce da quindici chilometri a piedi, con uno zainone da viaggio e quattro borse. Però lui è preso bene e ha un sorriso
positivo, non solo all’antidoping.

Poi c’è Antoine, che è vestito tutto perbenino, appena uscito dal suo lavoro perbenino. Cominciamo a discorrere cercando anche noi di mantenerci sul registro del perbenino. Poi scopri che nella vita fuori dal lavoro Antoine è un metallaro impenitente e così anche il tono del discorso si rilassa, che un metallaro può essere perbenino finché vuoi tu, ma di sicuro almeno in segreto preferisce il male.

E poi naturalmente c’è Elvis. O meglio, il passaggio lo prenota un tale Benjamin, che però ci rivela che non è per lui, ma per suo nipote ventunenne. Elvis, appunto. Passiamo due giorni ad immaginarcelo, Elvis. Ciuffo e giacca a frange. Invece poi quando lo vedi, Elvis potrebbe venire sì da Memphis, ma da quella originale, in Egitto. È vestito da rapper, ha un grigno duro e una pettinatura talmente da calciatore che lo convocheresti in nazionale sulla fiducia. Il motivo per cui non ha prenotato lui stesso è subito ovvio: è impossibile che sia maggiorenne. Ma se non ci rapina, a noi che ce ne frega dell’età? E che non ci rapinerà è subito evidente. Al di là della lattina di beverone energetico in una mano, della sigaretta che pende dall’altra e dello scorpione incazzato tatuato sul braccio precocemente anabolizzato, Elvis è un ragazzo come non ne fanno più da un pezzo. Educato, attento e gentile, ci dà del lei, chiede per favore e ringrazia. Quando lo lasciamo là, alla stazione di Carcassonne, mentre la sua sagoma da bambino muscoloso si allontana verso un tramonto ormai avanzato, a mezza voce dico buona fortuna Elvis.

lunedì 13 aprile 2015

Cruisin' with l'amico mio de Roma



Io, quando sono all’estero, finisce sempre che lego con i romani. Stavolta, l’amico mio di Roma è uno stimato ingegnere aeronautico che ha diversi anni più di me. Un anno fa mi ha portato a fare un giro sui Pirenei con un monomotore e poi ci siamo ritrovati di nuovo a diverse pizze fra italiani. Ora le pizze ce le facciamo soprattutto in due, campioni di teorizzazione sui massimi sistemi, a volte al massimo con la moderazione dell’altro amico nostro, quello di Belgrado.

Girare con l’amico mio di Roma mi ha aperto le porte di un nuovo ambito della vita, quello dei quarantenni single. La conclusione è che se sei un quarantenne single rimorchi che è una meraviglia

Tante sono infatti le controparti femminili del quarantenne single, diverse di loro disilluse, impazienti o motivate quanto basta per accettare di sobbarcarsi di buon grado il passo dell’approccio col maschio.

La prima era una bella donna, che ci aveva intrattenuti sulle sue considerazioni filosofiche sul fatto di essere in ritardo per diventare madre e sul divertimento che se ne può riscuotere dalla vita come risarcimento. Io osservavo sociologicamente e facevo la mia parte per aiutare l’amico mio de Roma, che però aveva presto liquidato madame come rea d’eccessivo inebriamento.

La seconda era un’insegnante di francese, un po’ meno bella, ma di maniere più garbate. Noi però stavamo per annaccene e appena virati sull’argomento della politica italiana non ci eravamo sentiti pronti a sostenere il peso della tematica.

La terza era simpatica. Un tipo. Insomma, nun se poteva guardà. L’amico mio de Roma m’ha rivelato più tardi che quando una è simpatica, poi ti dispiace darle un dispiacere. Allora meglio telare subito.

Tutte queste signore, e non solo loro, mi hanno dato modo di arricchire le mie osservazioni su come si trattano gli stranieri in Francia. Perché qui capita che molti di quelli che noi italiche genti chiameremmo stranieri sono nati in città. E comunque è convenzione che anche agli altri, quelli come me e l’amico mio di Roma, devi sempre cercare di non farli sentire stranieri.

Così, quando nel più diretto dei casi ci si chiede di che origine siamo, tocca a noi scegliere di non rispondere italiana, ma siamo italiani. Spesso però nella domanda si cercano formulazioni ancor meno dirette, come appunto nel caso della summenzionata Terza (quella che nun se poteva guardà, come forse ricorderete), che ci ha balbettato intorno per un po’, per poi chiederci semplicemente voi siete nati in questa città?

A noi sarebbe venuto automatico dirle: ecche, nun se vede? Però poi un po’ ci devi pensare, che in quanto straniero, prima di liquidare un locale come bizzarro, ti devi chiedere almeno se il bizzarro non sei per caso tu. Allora se ci pensi un po’ ti accorgi che quando leggi i titoli di coda di un film francese, ti accorgi che meno della metà dei cognomi sono d’origine locale. Il fatto è che con buona probabilità, gli El Hamdaoui, i Krajczek e i Ciccolelli, cosi come i Belmondo, i Michalak, i Zidane e i Sarkozy, in questo paese ci sono nati.

Rischi di farci la figura di quel pescarese che avevo conosciuto tempo fa a una serata, che dopo aver chiesto a una bella ragazza arabeggiante da dove venisse, e averla sentita rispondere che i suoi genitori erano d’origine tunisina, aveva cominciato a parlare delle sue vacanze a Djerba e di come si fosse trovato bene con voi tunisini. Halima aveva ribattuto che può darsi, ma lei in Tunisia non c’era mai stata.

Magari a noi sembra ipocrita, ma se ci pensi bene, se la gente continua a chiederti di che nazionalità sei quando ti trovi a casa tua, poi al momento di cantare l’inno nazionale qualche dubbio ti viene. E da qui ad Al-Baghdadi il passo è più breve di quanto sembri.

venerdì 20 febbraio 2015

Il buonismo



Dopo “vergogna”, la parola che meno mi piace nella nostra dolce lingua è “buonismo”, perché si tratta di un termine dispregiativo utilizzato per un concetto che è positivo.

La gente vede dell’ipocrisia nell’essere buoni, un po’ come se fossimo tutti implicitamente cattivi e ci mascherassimo dietro a un velo di bontà, o buonismo. Io non credo sia così. 

È curioso anche notare che la gente vede il buonismo (parafrasi: bontà affettata) come una caratteristica tipicamente italiana, quando invece non ho mai sentito dichiarazioni tanto anticonformiste (il contrario di “buonista”) come dalla bocca dei nostri connazionali. Parlo della gente per strada, ma soprattutto delle persone che rivestono cariche più alte.

I politici cavalcano da sempre l’onda dell’anticonformismo, da Pannella a Salvini, passando per Grillo, che è talmente anticonformista da essere contrario a tutto. Quelli più buoni al massimo possono aspettare di avere 80 anni e farsi eleggere presidente della repubblica. Anticonformisti sono i personaggi della nostra televisione, a parte quelli che passano a Sanremo. Quelli al massimo possono essere trasgressivi, la versione mediatica di “anticonformista”. Pensandoci bene, “trasgressivo” è il vero contrario di “buonista”, perché ne rispecchia la falsità, mentre l’anticonformismo in sé è una cosa positiva. 

La mia ricetta per stare un poco meglio nelle nostre braghe di nazione è anche quella di essere un pelino più buonisti.