In questi giorni su Facebook ha imperversato "il cazziatone del medico a Slvn".
Secondo voi, che impressione ne ricava il Lettore?
1) Che Slvn è malvagio perché sfrutta la donazione del sangue per farsi pubblicità e - orrore - tiene la pallina dal lato sbagliato
oppure
2) Che Slvn è un cittadino responsabile e pure magnanimo, perché non disdegna di aiutare neanche gli esseri inferiori
Sì, lo so che voi siete decisamente per l'ipotesi 1 e ne siete usciti ancora più inorriditi da questo personaggio da commedia dell'arte. Ma non credete che la maggior parte dei lettori propenda per la seconda?
Io stesso per un attimo ho pensato ah, ma allora non è poi così razzista, prima di rendermi conto dell'astuta mossa pubblicitaria. Perché non escluderei che siano stati i suoi esperti di comunicazione a mettere in giro il suddetto, fastidiosissimo cazziatone.
Nel prossimo paragrafo vi spiegherò perché, ma intanto ci tenevo a scrivere che il cazziatone è un vivido esempio di una delle lezioni più importanti lasciate dal berlusconismo ormai in crisi: nel bene o nel male, se si parla di te ne trarrai vantaggio. Ovvero: chi già ti disprezzava ti odierà ancora di più, ma è anche probabile che qualcuno cominci ad apprezzarti.
Questo principio non si basa sulla stupidità della gente semplice. Io stesso (che non posso escludere di essere stupido, ma di sicuro non sono semplice), troverei il suddetto medico pedante e antipatico se fossi convinto che l'idea di andare a donare il sangue e scrivere che va bene anche se va ai negri non sia studiata a tavolino per accaparrarsi anche i voti degli indecisi con tendenze più sinistrorse. Parlo di gente che sostiene la donazione del sangue e non vede di buon occhio il razzismo. Gente che ha un pregiudizio di base nei confronti di Slvn, ma che con questo post potrebbe cambiare idea. Gente che probabilmente ha diversi contatti Facebook che detestano Slvn e che hanno scelto di condividere il fastidiosissimo cazziatone che rischia di fargli un gran favore.
Dopotutto, con tutto il male che voglio a Slvn, già la parola cazziatone ti fa venir voglia di dargli uno schiaffo. Non tanto a lui, ma a sto medico pedante.
martedì 23 giugno 2015
martedì 19 maggio 2015
Lo sceriffo

Su Euronews intervistano lo sceriffo della polizia di Waco, in Texas, dove 9 motociclettari sono appena morti in una sparatoria e altri 18 sono rimasti bucherellati.
Con grande teatralità, il suddetto descrive la scena che ha trovato al suo arrivo, con abbondanti dettagli di carattere ematico. Per concludere dichiara:
È una delle scene più orribili alle quali abbia mai assistito.
Ecco, se la dichiarazione non vi dice nulla di strano, tornate indietro, rileggetevela e concentratevi sulla seconda e sulla terza parola.
lunedì 11 maggio 2015
Cruisin' with Elvis
Non so se in Italia si usi molto sta cosa di BlaBlaCar. Qui
sì. Un treno costa come un aereo, mentre un passaggio in macchina lo paghi un
quarto del prezzo. È comodo anche per chi guida, come me.
L’unico fastidio è di
carattere organizzativo, come quando esci a caselli sperduti per cercare il
passeggero e mentre cerchi il piazzale della stazione dove dovete trovarvi –
che è sbarrato causa lavori in corso – lui ha cominciato a telefonarti, perché
sei in ritardo di 2 minuti ed è terrorizzato che la tua non sia che una
fregatura. Solo che tu sei in macchina e non è che gli puoi rispondere. Comunque alla fine tutto bene, tanto sollievo su ambo i fronti, si fa il pieno
e si parte.
Così la volta dopo, per evitare che la situazione si ripeta,
al prossimo gli dici che si arrangi a raggiungerti. E Johann, voce svaccata, visibilmente in balia dei fumi del fumo, al telefono ti risponde di
star tranzollo che ci pensa lui. E tu il giorno dopo te lo trovi al casello sudato
e con le gote rosse, che gli fanno la pelle più scura dei capelli biondo crauto,
lui reduce da quindici chilometri a piedi, con uno zainone da viaggio e quattro
borse. Però lui è preso bene e ha un sorriso
positivo, non solo all’antidoping.
Poi c’è Antoine, che
è vestito tutto perbenino, appena uscito dal suo lavoro perbenino. Cominciamo
a discorrere cercando anche noi di mantenerci sul registro del perbenino. Poi
scopri che nella vita fuori dal lavoro Antoine è un metallaro impenitente e
così anche il tono del discorso si rilassa, che un metallaro può essere
perbenino finché vuoi tu, ma di sicuro almeno in segreto preferisce il male.
E poi naturalmente
c’è Elvis. O meglio, il passaggio lo prenota un tale Benjamin, che però ci
rivela che non è per lui, ma per suo nipote ventunenne. Elvis, appunto.
Passiamo due giorni ad immaginarcelo, Elvis. Ciuffo e giacca a frange. Invece
poi quando lo vedi, Elvis potrebbe venire sì da Memphis, ma da quella originale,
in Egitto. È vestito da rapper, ha un grigno duro e una pettinatura talmente da
calciatore che lo convocheresti in nazionale sulla fiducia. Il motivo per cui
non ha prenotato lui stesso è subito ovvio: è impossibile che sia maggiorenne.
Ma se non ci rapina, a noi che ce ne frega dell’età? E che non ci rapinerà è
subito evidente. Al di là della lattina di beverone energetico in una mano,
della sigaretta che pende dall’altra e dello scorpione incazzato tatuato sul
braccio precocemente anabolizzato, Elvis è un ragazzo come non ne fanno più da
un pezzo. Educato, attento e gentile, ci dà del lei, chiede per favore e
ringrazia. Quando lo lasciamo là, alla stazione di Carcassonne, mentre la sua
sagoma da bambino muscoloso si allontana verso un tramonto ormai avanzato, a
mezza voce dico buona fortuna Elvis.
lunedì 13 aprile 2015
Cruisin' with l'amico mio de Roma
Io, quando sono all’estero, finisce sempre che lego con i
romani. Stavolta, l’amico mio di Roma è uno stimato ingegnere aeronautico che
ha diversi anni più di me. Un anno fa mi ha portato a fare un giro sui Pirenei
con un monomotore e poi ci siamo ritrovati di nuovo a diverse pizze fra
italiani. Ora le pizze ce le facciamo soprattutto in due, campioni di
teorizzazione sui massimi sistemi, a volte al massimo con la moderazione
dell’altro amico nostro, quello di Belgrado.
Girare con l’amico mio di Roma mi ha aperto le porte di un
nuovo ambito della vita, quello dei quarantenni single. La conclusione è che se sei un quarantenne single rimorchi che è
una meraviglia.
Tante sono infatti le controparti femminili del quarantenne
single, diverse di loro disilluse, impazienti o motivate quanto basta per
accettare di sobbarcarsi di buon grado il passo dell’approccio col maschio.
La prima era una
bella donna, che ci aveva intrattenuti sulle sue considerazioni filosofiche
sul fatto di essere in ritardo per diventare madre e sul divertimento che se ne
può riscuotere dalla vita come risarcimento. Io osservavo sociologicamente e
facevo la mia parte per aiutare l’amico mio de Roma, che però aveva presto
liquidato madame come rea d’eccessivo inebriamento.
La seconda era
un’insegnante di francese, un po’ meno bella, ma di maniere più garbate.
Noi però stavamo per annaccene e appena virati sull’argomento della politica
italiana non ci eravamo sentiti pronti a sostenere il peso della tematica.
La terza era
simpatica. Un tipo. Insomma, nun se poteva guardà. L’amico mio de Roma m’ha
rivelato più tardi che quando una è simpatica, poi ti dispiace darle un
dispiacere. Allora meglio telare subito.
Tutte queste signore, e non solo loro, mi hanno dato modo di
arricchire le mie osservazioni su come si trattano gli stranieri in Francia.
Perché qui capita che molti di quelli che noi italiche genti chiameremmo stranieri sono nati in città. E comunque
è convenzione che anche agli altri, quelli come me e l’amico mio di Roma, devi
sempre cercare di non farli sentire stranieri.
Così, quando nel più diretto dei casi ci si chiede di che
origine siamo, tocca a noi scegliere di non rispondere italiana, ma siamo italiani.
Spesso però nella domanda si cercano formulazioni ancor meno dirette, come
appunto nel caso della summenzionata Terza (quella che nun se poteva guardà,
come forse ricorderete), che ci ha balbettato intorno per un po’, per poi chiederci
semplicemente voi siete nati in questa
città?
A noi sarebbe venuto automatico dirle: ecche, nun se vede? Però poi un po’ ci devi pensare, che in quanto
straniero, prima di liquidare un locale come bizzarro, ti devi chiedere almeno
se il bizzarro non sei per caso tu. Allora se ci pensi un po’ ti accorgi che quando
leggi i titoli di coda di un film francese, ti accorgi che meno della metà dei
cognomi sono d’origine locale. Il fatto è che con buona probabilità, gli El
Hamdaoui, i Krajczek e i Ciccolelli, cosi come i Belmondo, i Michalak, i Zidane
e i Sarkozy, in questo paese ci sono nati.
Rischi di farci la
figura di quel pescarese che avevo conosciuto tempo fa a una serata, che
dopo aver chiesto a una bella ragazza arabeggiante da dove venisse, e averla
sentita rispondere che i suoi genitori erano d’origine tunisina, aveva
cominciato a parlare delle sue vacanze a Djerba e di come si fosse trovato bene
con voi tunisini. Halima aveva
ribattuto che può darsi, ma lei in Tunisia non c’era mai stata.
Magari a noi sembra ipocrita, ma se ci pensi bene, se la
gente continua a chiederti di che nazionalità sei quando ti trovi a casa tua,
poi al momento di cantare l’inno nazionale qualche dubbio ti viene. E da qui ad
Al-Baghdadi il passo è più breve di quanto sembri.
venerdì 20 febbraio 2015
Il buonismo
Dopo “vergogna”, la parola che meno mi piace nella nostra
dolce lingua è “buonismo”, perché si tratta di un termine dispregiativo utilizzato per un concetto che è positivo.
La gente vede dell’ipocrisia nell’essere buoni, un po’ come
se fossimo tutti implicitamente cattivi e ci mascherassimo dietro a un velo di
bontà, o buonismo. Io non credo sia
così.
È curioso anche notare che la gente vede il buonismo (parafrasi:
bontà affettata) come una caratteristica tipicamente italiana, quando invece
non ho mai sentito dichiarazioni tanto anticonformiste (il contrario di “buonista”)
come dalla bocca dei nostri connazionali. Parlo della gente per strada, ma
soprattutto delle persone che rivestono cariche più alte.
I politici cavalcano da sempre l’onda dell’anticonformismo,
da Pannella a Salvini, passando per Grillo, che è talmente anticonformista da essere contrario a tutto. Quelli più
buoni al massimo possono aspettare di avere 80 anni e farsi eleggere presidente
della repubblica. Anticonformisti sono i personaggi della nostra televisione, a
parte quelli che passano a Sanremo. Quelli al massimo possono essere
trasgressivi, la versione mediatica di “anticonformista”. Pensandoci bene, “trasgressivo”
è il vero contrario di “buonista”, perché ne rispecchia la falsità, mentre l’anticonformismo
in sé è una cosa positiva.
La mia ricetta per
stare un poco meglio nelle nostre
braghe di nazione è anche quella di essere un pelino più buonisti.
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