lunedì 13 aprile 2015

Cruisin' with l'amico mio de Roma



Io, quando sono all’estero, finisce sempre che lego con i romani. Stavolta, l’amico mio di Roma è uno stimato ingegnere aeronautico che ha diversi anni più di me. Un anno fa mi ha portato a fare un giro sui Pirenei con un monomotore e poi ci siamo ritrovati di nuovo a diverse pizze fra italiani. Ora le pizze ce le facciamo soprattutto in due, campioni di teorizzazione sui massimi sistemi, a volte al massimo con la moderazione dell’altro amico nostro, quello di Belgrado.

Girare con l’amico mio di Roma mi ha aperto le porte di un nuovo ambito della vita, quello dei quarantenni single. La conclusione è che se sei un quarantenne single rimorchi che è una meraviglia

Tante sono infatti le controparti femminili del quarantenne single, diverse di loro disilluse, impazienti o motivate quanto basta per accettare di sobbarcarsi di buon grado il passo dell’approccio col maschio.

La prima era una bella donna, che ci aveva intrattenuti sulle sue considerazioni filosofiche sul fatto di essere in ritardo per diventare madre e sul divertimento che se ne può riscuotere dalla vita come risarcimento. Io osservavo sociologicamente e facevo la mia parte per aiutare l’amico mio de Roma, che però aveva presto liquidato madame come rea d’eccessivo inebriamento.

La seconda era un’insegnante di francese, un po’ meno bella, ma di maniere più garbate. Noi però stavamo per annaccene e appena virati sull’argomento della politica italiana non ci eravamo sentiti pronti a sostenere il peso della tematica.

La terza era simpatica. Un tipo. Insomma, nun se poteva guardà. L’amico mio de Roma m’ha rivelato più tardi che quando una è simpatica, poi ti dispiace darle un dispiacere. Allora meglio telare subito.

Tutte queste signore, e non solo loro, mi hanno dato modo di arricchire le mie osservazioni su come si trattano gli stranieri in Francia. Perché qui capita che molti di quelli che noi italiche genti chiameremmo stranieri sono nati in città. E comunque è convenzione che anche agli altri, quelli come me e l’amico mio di Roma, devi sempre cercare di non farli sentire stranieri.

Così, quando nel più diretto dei casi ci si chiede di che origine siamo, tocca a noi scegliere di non rispondere italiana, ma siamo italiani. Spesso però nella domanda si cercano formulazioni ancor meno dirette, come appunto nel caso della summenzionata Terza (quella che nun se poteva guardà, come forse ricorderete), che ci ha balbettato intorno per un po’, per poi chiederci semplicemente voi siete nati in questa città?

A noi sarebbe venuto automatico dirle: ecche, nun se vede? Però poi un po’ ci devi pensare, che in quanto straniero, prima di liquidare un locale come bizzarro, ti devi chiedere almeno se il bizzarro non sei per caso tu. Allora se ci pensi un po’ ti accorgi che quando leggi i titoli di coda di un film francese, ti accorgi che meno della metà dei cognomi sono d’origine locale. Il fatto è che con buona probabilità, gli El Hamdaoui, i Krajczek e i Ciccolelli, cosi come i Belmondo, i Michalak, i Zidane e i Sarkozy, in questo paese ci sono nati.

Rischi di farci la figura di quel pescarese che avevo conosciuto tempo fa a una serata, che dopo aver chiesto a una bella ragazza arabeggiante da dove venisse, e averla sentita rispondere che i suoi genitori erano d’origine tunisina, aveva cominciato a parlare delle sue vacanze a Djerba e di come si fosse trovato bene con voi tunisini. Halima aveva ribattuto che può darsi, ma lei in Tunisia non c’era mai stata.

Magari a noi sembra ipocrita, ma se ci pensi bene, se la gente continua a chiederti di che nazionalità sei quando ti trovi a casa tua, poi al momento di cantare l’inno nazionale qualche dubbio ti viene. E da qui ad Al-Baghdadi il passo è più breve di quanto sembri.

venerdì 20 febbraio 2015

Il buonismo



Dopo “vergogna”, la parola che meno mi piace nella nostra dolce lingua è “buonismo”, perché si tratta di un termine dispregiativo utilizzato per un concetto che è positivo.

La gente vede dell’ipocrisia nell’essere buoni, un po’ come se fossimo tutti implicitamente cattivi e ci mascherassimo dietro a un velo di bontà, o buonismo. Io non credo sia così. 

È curioso anche notare che la gente vede il buonismo (parafrasi: bontà affettata) come una caratteristica tipicamente italiana, quando invece non ho mai sentito dichiarazioni tanto anticonformiste (il contrario di “buonista”) come dalla bocca dei nostri connazionali. Parlo della gente per strada, ma soprattutto delle persone che rivestono cariche più alte.

I politici cavalcano da sempre l’onda dell’anticonformismo, da Pannella a Salvini, passando per Grillo, che è talmente anticonformista da essere contrario a tutto. Quelli più buoni al massimo possono aspettare di avere 80 anni e farsi eleggere presidente della repubblica. Anticonformisti sono i personaggi della nostra televisione, a parte quelli che passano a Sanremo. Quelli al massimo possono essere trasgressivi, la versione mediatica di “anticonformista”. Pensandoci bene, “trasgressivo” è il vero contrario di “buonista”, perché ne rispecchia la falsità, mentre l’anticonformismo in sé è una cosa positiva. 

La mia ricetta per stare un poco meglio nelle nostre braghe di nazione è anche quella di essere un pelino più buonisti.

domenica 8 febbraio 2015

L'efficienza



Fra le tante battaglie che nascono perse e forse è anche meglio così, mi faccio foriero di quella contro l’efficienza.

L’efficienza ti fa trovare i negozi aperti di domenica. Peccato che poi tu non ci possa andare perché ti tocca lavorare la domenica.

Con l’efficienza delle scienze sportive, i corridori raggiungono tutti le stesse prestazioni. Finisce che per dare quel qualcosa in più ti tocca ciucciarti l’EPO.

L’efficienza con cui i registi di Hollywood determinano esattamente cosa vuole vedere la gente fa sì che ormai in tutti i film ci sia un supereroe, un cane, l’amore vero, una bomba a orologeria e alla fine quello che ci ha creduto davvero salva l’America e quindi anche il mondo.

Efficienza significa che tutte le macchine in strada sono bianche o nere, che vincono sempre il Real e il Barcellona, che se siete malati potete comunque lavorare da casa.

Nel settore in cui lavoro, le aziende più efficienti sono quelle che trovano i collaboratori più a buon mercato. Che poi uno dice che così almeno abbassano i prezzi, ma se sono veramente efficienti, come quella per cui lavoravo prima (che è la seconda al mondo), i prezzi li tengono uguali e mirano invece a un ricavo doppio rispetto alle spese.

Una banca efficiente potrebbe essere quella che riduce al minimo il pericolo di fallimento, invece è più quella troppo importante per fallire e che le pezze ce le metta lo Stato.

Che poi anche là, non ti credere, il politico efficiente non è chi fa le cose giuste, ma chi fa credere di averle fatte.

Ecco, Iddio, per essere davvero efficiente, solo cose belle e tanta felicità, avrebbe dovuto creare l’universo come uno spazio vuoto e nero, privo di ingiustizie e di giustizie. Lo ha fatto? No. E allora chi sei tu per sfidare gli dei?

giovedì 15 gennaio 2015

Il '14

Il 2014 non mi ha portato nessun cambiamento rilevante, il che in sé è già qualcosa. Fra cambi di lavoro, sede e partner, un anno senza nulla da segnalare non mi capitava dal 2007.

È stato l'anno in cui molti dei miei amici hanno avuto o concepito figli. È stato anche l'anno in cui tutti hanno cominciato a chiedermi quando sarà il mio turno.

Mi sono comprato quella che viene comunemente definita "una macchina decente", ma per non smentirmi fino in fondo, almeno l'ho presa di un colore che in giro non ne vedi altri.

Ho aggiunto il Sudafrica, il Lesotho e lo Swaziland alla lista dei paesi che ho visitato e tutto questo mi ha fatto pensare ancora di più che non ho mai visto Torino, Napoli o la Sicilia. Peraltro sui monti del Lesotho sono franato in un torrente gelato e ho sfasciato una macchina fotografica quasi nuova. Credo però che sia figo poter dire "sai, una macchina fotografica ce l'avevo, poi un freddo giorno, mentre vagavo sui monti del Lesotho centrale, sono stato travolto dalla corrente e ora lei non c'è più".



Ho visto un concerto bellissimo dei Neutral Milk Hotel, a quello degli Eels ho incontrato un'amica olandese che avevo conosciuto in Svezia e che sta con un austriaco che abita in Francia. 



Poi ho visto i Limiñanas, che sono il mio gruppo francese preferito, un paio di altre cose meno interessanti, e ancora Ibrahimovic e anche Falcao tre giorni prima che gli distruggessero il ginocchio facendogli perdere i Mondiali. A proposito di Mondiali, per la prima volta li ho seguiti in un paese dove gliene frega a pochi e tutto ciò è stato frustrante. L'unico che mi ha dato soddisfazione è stato il padre di Lilù, che almeno dopo l'eliminazione della Francia ha avuto la dignità di rimanere scoglionato per tutta la serata e ubriacarsi di brutto.

Non sono stato al funerale di mio nonno, ma una canzone che avevo scritto su di lui è arrivata seconda a un concorso di roba in dialetto. Ovviamente tutto il merito va all'arrangiamento dell'incommensurabile Felix Lalù. Con la mia parte del premio ho ordinato una fisarmonica in do che ancora non è in mio possesso. Mentre la attendo, già pregusto la mia vendetta sulla vicina Brendà, che ama la fête e ama farla chez soi.

L'acquisto di un capotasto ha rivoluzionato il mio rapporto con la chitarra. Brendà deve ormai conoscere bene le mie versioni acustiche dei Bright Eyes, dei Dead Cab For Cuties e di De André.



Ho riscoperto la musica, che di solo jazz stavo invecchiando precocemente. A proposito di invecchiamento, di nuovo mi è piaciuto soprattutto questo, che parla di robot quotidiani che avanzano con gli anni.



Sono addirittura intervenuto al mio programma preferito su Radio Uno, ho parlato dei giornali musicali francesi da fighetti e hanno trasmesso cinque canzoni scelte personalmente da me stesso.
 

Mi sono convinto che leggere troppo non è tanto peggio che passare ore su Facebook: alla fine si tratta pur sempre di un modo per non affrontare la realtà. L'anno prossimo vorrei leggere meno, il che è tutto un dire, visto che a Natale ho accumulato quattro libri in francese, uno in inglese e altri quattro in italiano. Ho anche scoperto che quel famoso Will Beck che tutti nominano in realtà si scrive una cosa tipo Houellebecq.


Ho superato, mio malgrado, 521 livelli di Candy Crush.

Qui in città ho trovato degli amici. Certo, le serate con gli ingegneri possono prendere derive inaspettate, ma può sempre far comodo conoscere uno dedito a stabilire se gli conviene importare la pasta da Napoli calcolando la differenza fra il risparmio all'acquisto e l'impatto di mezzo chilo di De Cecco sul consumo di carburante. E poi frequento uno che di lavoro disegna fumetti. Non credo che riuscirò a combinarlo con gli ingegneri di cui sopra, ma ora almeno ho amici per vedere le partite, altri per andare ai concerti, compagni di sbaraccate, sodali per discussioni sui massimi sistemi, appassionati di politica, birra e vino. Il prossimo obiettivo è radunarli tutti in una sola persona.





Di italiano mi piace sta canzone qui, che è Bellissima, ma anche sghemba e bislacca. Il primo verso è roba che entra dritta in vena.




L'anno scorso per la prima volta mi sono fissato un proposito per il nuovo anno: era quello di giudicare meno, perché qualsiasi cosa uno faccia ha sempre una spiegazione alla base. Ebbene, credo di esserci riuscito. La conseguenza è stato un'improvvisa e inaspettata incapacità di commentare fatti, parole e opinioni, la sensazione di "meglio tacere, che chi sono io per giudicare".

Anche per quest'anno avevo un proposito, ma sono due giorni che non riesco a ricordarlo.

lunedì 29 dicembre 2014

Polvere, muffa e cani

Dopo un anno che non torno in Italia, basta superare il confine per pochi chilometri per respirare già l'aria di casa.

Nella stanza dove dormiamo per spezzare in due il viaggio in macchina esorto Lilù a notare l'odore di muffa e detersivo proprio di qualsiasi appartamento in affitto in Italia. E poi in spiaggia, anche là arriva l'aroma di polvere inumidita e caffè dei nostri bar, che sul territorio nazionale è più uniforme delle genti stesse.
Lei non sembra impressionata. D'altra parte le sto chiedendo di annusare polvere e muffa.


Sul lungomare è tutto un incrocio di equipaggi cane/padrone. Quelli che abbaiano di più sono sempre i cani di razza soprammobile, piccoli e acidi. Il padrone di un pastore tedesco che osa rispondere alle provocazioni non sopporta la perdita di contegno del suo Ralf: Piantala, dai, che quello te lo mangi più tardi.